Blog e pubblicità

Appurato che siamo blogger, indipendentemente dall’etichetta ‘mammeblogger’, qual è il confine tra hobby e professione?

E’ innegabile che anche in Italia, come negli USA, per alcune di noi (me compresa) il blog sia diventato un lavoro. Cito una frase da un vecchio post di Smamma:

E se una mamma cerca di trasformare il suo blog in un business lo fa per un solo motivo: crearsi un’alternativa e, finalmente, riuscire a conciliare un lavoro non sempre entusiasmante e spesso sottopagato (quantomeno rispetto agli uomini) con una famiglia a cui desidererebbe dedicare più tempo.

E’ accettabile che il blog possa essere considerato come un nuovo modo di reinventare la professione femminile? E’ lecito?

Ho talvolta colto questa obiezione: il blog deve essere gratis sia per chi lo legge, sia per chi lo scrive. Una sorta di volontariato telematico?
Afermazione che può essere valida se il blog è un hobby (ma è da appurare: perchè una mamma che ha un blog di tipo hobbistico, non dovrebbe accettare un omaggio o una retribuzione?), ma che non è praticabile quando è una professione, perchè questa comporta degli investimenti non indifferenti, esattamente come per qualsiasi altra attività.

Faccio un’annotazione tecnica: un blog con un milione di visite al mese costa parecchie migliaia di euro l’anno. A partire da circa 100mila visite al mese, un blog ha dei costi inevitabili in termini di denaro (a meno che non si usufruisca di piattaforme gratuite come Blogspot, ma sapendo che quel blog non è ‘nostro’ a tutti gli effetti, e da un giorno all’altro può essere per qualsiasi motivo sospeso) e ha dei costi inevitabili in termini di tempo, perchè richiede molte ore di lavoro (part-time o full-time) da parte di chi lo gestisce.

Siamo disponibili a considerare valida e utile la Pubblicità (sia per chi scrive, sia per chi legge), se riusciamo a regolamentarla ponendo come base di partenza alcuni valori condivisi, come etica, trasparenza ed onestà?

Parlo di pubblicità a vario titolo: banner pubblicitari, post sponsorizzati, recensioni scritte in cambio di prodotti, annunci Adsense, programmi di affiliazione, ecc…
(Poi parleremo anche di queste differenziazioni, per ora limitiamoci a metterle in un unico calderone, anche se so che ci sono troppe differenze tra queste pubblicità che ho citato… )

Mi sembra si sia delineata una faglia tra due pensieri opposti, decisamente in contrasto tra loro: coloro che ‘la pubblicità mai‘, e coloro che ‘la pubblicità sì (ma come voglio io)‘.
Tanto che ho iniziato a scorgere, su alcuni blog italiani, i banner ADV-Free, condivisi dal blog: http://www.adfreeblog.org/

Why are you doing this? I am opposed to widespread advertising impacting every aspect of our existence.

Su alcuni thread in vari blog (perdonatemi, non li cito perchè non desidero parlare di un’azienda in particolare, e preferirei che non parlassimo di marchi, ma che parlassimo in generale di pubblicità) il sentimento condiviso da alcune persone (a dire il vero, poche) sta diventando: La pubblicità non mi piace. Non ho più voglia di leggere i blog delle mamme perchè sono stati invasi dalla pubblicità, e quindi ai miei occhi hanno perso quell’autenticità di cui ho bisogno, perchè adesso mi chiederò sempre: lo sta scrivendo perchè è pagata per farlo?

Se la blogger effettua alcune scelte ‘etiche‘, come ad esempio collocare la pubblicità solo in alcune aree del blog, inserirla solo in una determinata categoria, scegliere solo aziende di un certo tipo, usare dei discaimer, ecc… esiste uno spazio di manovra per legittimare la pubblicità anche agli occhi di chi non la ama?

Insomma, la mia domanda è: davvero le blogger sono vittime del Marketing? Cosa c’è di male, nel Marketing? Non basterebbe solo regolamentarlo?